L’IA ci rende più stupidi o più intelligenti? La vera risposta è nel modo in cui la usiamo

Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, non ha usato mezzi termini commentando un recente studio del MIT che sostiene che l’intelligenza artificiale ci stia rendendo più stupidi: «Il mio consiglio ai partecipanti dello studio del MIT? Applicatevi».

jensen huang - NVIDIA's CEO

Sembra un’uscita arrogante, ma in realtà nasconde una visione che alcuni neuroscienziati e pedagogisti condividono: non è l’IA in sé a ridurre le nostre capacità cognitive, è il nostro modo di usarla.


Lo scontro: MIT contro Nvidia

Lo studio del MIT analizzava 54 persone impegnate a scrivere saggi in stile SAT usando ChatGPT, Google o nessuno strumento. Gli autori hanno rilevato, tramite EEG su 32 aree cerebrali, che gli utenti di ChatGPT mostravano minor attivazione cerebrale e producevano testi meno originali. Una conferma neuroscientifica del sospetto che l’IA ci spinga a un pericoloso cognitive offloading: lasciamo che sia l’algoritmo a pensare per noi.

Huang ribalta la prospettiva: se ti limiti a copiare quello che ChatGPT ti sputa fuori, certo che ti intontisci; ma formulare domande intelligenti, confrontare risposte diverse, criticarle e fonderle è uno sforzo cognitivo altissimo. Lui stesso usa più IA in parallelo, come fosse un team di esperti da interrogare e mettere in contraddizione, proprio come faresti consultando tre medici diversi prima di un’operazione.


✅ Studi a favore della visione attiva (Huang ha ragione)

1. Metacognitive prompts with GenAI enhance engagement

Uno studio sperimentale con 40 studenti universitari ha dimostrato che prompt di natura metacognitiva (es: “riflettere”, “valutare”, “considerare prospettive diverse”) aumentano significativamente il coinvolgimento cognitivo e la qualità dell’indagine, spingendo a fare follow-up, cercare argomenti trascurati, e valutare criticamente le risposte generate dall’IA arXiv.

2. Framework “Extruheric AI”: il partner che stimola

Il paper “AI as Extraherics” propone un modello di interazione con l’IA che fomenta pensiero critico, creatività e problem solving. Invece di dare risposte pronte, propone domande, alternative e scenari, attivando l’utente cognitivamente arXiv.

3. AI come tutor riflessivo: supporto alla riflessione e auto-regolazione

Un altro lavoro (arXiv, novembre 2024) mostra che LLM ben promptati possono guidare gli studenti nella riflessione, promuovendo l’autoregolazione, il self‑assessment e il pensiero critico tramite dialoghi scalabili e contestualizzati arXiv.

4. Prompt engineering e AI literacy all’università

Review e casi di studio (es. Svizzera) evidenziano che l’integrazione di educazione all’AI literacy e prompt engineering nelle pratiche didattiche promuove non solo efficienza, ma anche competenze di pensiero critico e creativo SpringerOpen.

5. AI collaborativa e non giudicante

Secondo l’AACSB, interagire con sistemi AI che non giudicano favorisce un clima di domandare liberamente e confrontarsi, utile per esplorare idee senza paura di errori e stimolare la creatività e la sintesi personale aacsb.edu.


⚠️ Tuttavia: i rischi dell’abuso passivo dell’IA

Nonostante queste evidenze positive, non mancano le ricerche che evidenziano il rovescio della medaglia: un utilizzo passivo e non guided dell’IA può portare a off-loading cognitivo e impoverimento del pensiero critico.

Lo studio MIT originale mostra utenti ChatGPT con attivazione neurale ridotta e saggi più simili e meno originali TIME The Washington Post.


Chi ha ragione? Spoiler: entrambi (ma Huang vince ai punti)

Uno studio ampio su 666 partecipanti evidenzia una forte correlazione negativa tra uso frequente di AI e punteggi di pensiero critico; l’effetto è mediato dal cosiddetto cognitive offloading Reddit MDPIReddit.

Simili risultati sono emersi da interviste redditariane: “People who used AI tools more frequently demonstrated weaker critical thinking abilities…” TIME Reddit.

La letteratura scientifica recente sembra dare ragione a Huang—a patto che l’IA venga usata in modo attivo.

  • Pensiero critico e metacognizione potenziati: uno studio del 2025 mostra che l’uso di prompt metacognitivi(es. “valuta alternative”, “quale sarebbe un argomento contrario?”, “cosa manca?”) aumenta significativamente il coinvolgimento cognitivo e la qualità delle risposte, rendendo l’interazione con l’IA un vero allenamento cerebrale.
  • IA come tutor riflessivo: altri lavori confermano che l’IA, se istruita con domande di livello, può diventare un partner nella riflessione, nell’auto-regolazione e nel self-assessment.
  • AI literacy e prompt engineering: quando studenti e professionisti imparano a “interrogare bene” l’IA, sviluppano abilità di pensiero critico e creativo più forti di chi si limita a fare ricerche standard su Google.

Ma il rischio denunciato dal MIT è reale:

  • ⚠️ Uso passivo = declino cognitivo: un ampio studio su 666 partecipanti mostra una correlazione negativa tra uso frequente e non guidato di IA e pensiero critico, proprio per il fenomeno di off-loading cognitivo: deleghiamo troppo, smettiamo di pensare.

La chiave: l’IA come partner, non come stampella

Immagina due scenari opposti:

  1. Uso passivo: chiedi a ChatGPT di scrivere un testo e lo copi tale e quale. Il tuo cervello si spegne, come quando lasci il GPS decidere ogni svolta e ti dimentichi la geografia del quartiere.
  2. Uso attivo: chiedi all’IA alternative, contesti, critiche; confronti modelli diversi, riscrivi le risposte, cerchi incongruenze. È come allenarti con un coach che ti sfida a sollevare pesi cognitivi sempre più impegnativi.

La differenza non è un dettaglio: è la linea che separa chi usa l’IA per pensare di meno da chi la usa per pensare meglio.


Perché ci riguarda (e molto)

Nel lavoro, nella formazione e nello sviluppo di carriera, la sfida non è “imparare a usare l’IA”, ma imparare a usarla per allenare il nostro cervello. Questo significa:

  • Costruire competenze di AI literacy: saper formulare domande che aprono spazi di riflessione.
  • Progettare interazioni metacognitive e micro-tecniche di prevenzione: chiedere all’IA di mettere in discussione le nostre ipotesi, non solo di confermarle.
  • Integrare il confronto umano: usare l’IA come primo livello di esplorazione, ma poi validare con esperti, colleghi, esperimenti reali.

Chi saprà farlo non solo non diventerà più stupido, ma svilupperà capacità critiche e creative potenziate, proprio perché costretto a confrontarsi con un interlocutore che non giudica, non si stanca e non smette mai di rispondere.


Conclusione: Huang era polemico ma era (un po’) nel giusto

Il punto non è se l’IA ci renda più stupidi o più intelligenti. Il punto è se la usiamo come un telecomando o come un personal trainer del pensiero. L’intelligenza artificiale non è un sostituto, è un amplificatore: ma solo se sei tu a fare le domande giuste.

Quindi sì, come dice Huang: applichiamoci.

Lucia Giammarinaro
Sefora Rosa


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In Amplified You lavoriamo esattamente su questo: trasformare l’IA da stampella a potenziatore cognitivo. Non ti insegniamo solo a “usarla meglio”, ma a progettare interazioni che allenano il pensiero critico e creativo, rendendo l’IA un vero alleato strategico per il tuo sviluppo professionale e personale:

  • potenziare la tua AI literacy e imparare a fare domande che aprono possibilità;
  • costruire routine di riflessione guidata dall’IA, per allenare l’autoregolazione e la consapevolezza decisionale;
  • integrare l’IA nei processi di innovazione personale e organizzativa, in modo sostenibile e orientato all’impatto, coerente con gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Perché la vera intelligenza, naturale o artificiale, è quella che amplifica te.

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Bibliografia essenziale

  1. MIT Study on AI and Cognitive Engagement – “AI Makes People Dumber? Evidence from EEG during SAT Essay Writing” (2025) Time.com – sintesi divulgativa
  2. Cognitive Offloading and Critical Thinking Decline – “Association Between Frequent AI Use and Critical Thinking” (Societies, MDPI, 2025) Link
  3. Metacognitive Prompting with GenAI – Studio sperimentale sull’engagement cognitivo (arXiv, 2025) Link
  4. AI as Extraherics: Enhancing Creativity and Problem Solving (arXiv, 2024) Link
  5. Reflective Tutoring with LLMs (arXiv, 2024) Link
  6. AI Literacy and Critical Thinking in Higher Education (International Journal of Educational Technology in Higher Education, 2024) Link
  7. Evaluating Critical Thinking in the Age of AI (AACSB Insights, 2024) Link