Quante volte hai riscritto quel messaggio prima di inviarlo?
Assertività Digitale — un workshop per smettere di assorbire l’ambiguità degli altri (e di produrne). Roma, 23 settembre 2026, 12 posti.
Sono le 16.47. In chat arriva: «Mi serve entro oggi.»
Non sai se è una necessità reale, una preferenza o un’abitudine. Ma interrompi quello che stai facendo e ti attivi. Come sempre.

Oppure sei dall’altra parte: quel messaggio l’hai scritto tu. In otto secondi, tra una call e l’altra. Non ti sei accorto che l’ambiguità che hai risparmiato a te stesso l’ha pagata qualcun altro — interpretando, riorganizzando la giornata, rispondendo alle 21 per sicurezza.
Oppure ancora: hai chiesto all’AI di rendere «più diplomatica» una risposta difficile. Il testo è uscito perfetto, cortese, fluido. Solo che il punto — il tuo no — è quasi sparito.
Se in almeno una di queste scene ti sei riconosciuto, questo workshop è stato progettato per te.
In breve
Assertività Digitale — Restare umani nell’era dell’AI Workshop introduttivo per Rome Future Week 2026
Mercoledì 23 settembre 2026, ore 18.00–20.00
Spazio Kira, Via Jenner 163, Roma
Massimo 12 partecipanti — prenotazione obbligatoria
30 euro, aperitivo di networking incluso
Porta il tuo laptop o tablet
✉️ Iscrizioni: seforarosa@gmail.com
Il problema non è che scrivi male. È che comunichi in un ambiente che lavora contro di te
La ricerca lo dice con chiarezza: l’assertività efficace non è «dire le cose con forza». È una capacità di regolazione — troppo poca blocca i tuoi obiettivi, troppa danneggia le relazioni (Ames & Flynn, 2007). Il punto è trovare la misura giusta per quella situazione, quell’interlocutore, quelle conseguenze.
Il digitale non elimina questo equilibrio. Lo rende quasi illeggibile.
Perché nella comunicazione digitale il significato non passa solo dalle parole: passa dal canale, dall’orario di invio, dal tempo di risposta, dalla gerarchia, dalla possibilità che il messaggio venga inoltrato — e, sempre più spesso, dall’intervento di un’AI nella sua formulazione (Hancock et al., 2020).
Il risultato lo conosci:
- rispondi subito anche quando non serve, perché la telepressione — l’impulso a reagire immediatamente alle comunicazioni di lavoro — erode il tuo recupero e il tuo distacco (Barber & Santuzzi, 2015);
- lo smartphone che doveva darti libertà ha consolidato la norma opposta: sempre raggiungibile, sempre connesso. È il paradosso dell’autonomia (Mazmanian et al., 2013);
- in riunione taci, e il dissenso riemerge dopo, nelle chat private — perché parlare ha un costo, e il silenzio è una strategia di protezione, non un accordo (Morrison, 2023).
Nessuna di queste dinamiche si risolve con un corso di scrittura efficace.
«Ma se il problema è il sistema, cosa posso farci io?»
È l’obiezione giusta. E la prendiamo sul serio.
È vero: non si può chiedere alle persone di essere assertive dentro contesti che puniscono il dissenso. La sicurezza psicologica — la convinzione che il gruppo sia uno spazio in cui rischiare una domanda o un disaccordo — è una proprietà del sistema, non dell’individuo (Edmondson, 1999).
Ma dentro ogni sistema imperfetto esiste un margine. Ed è più ampio di quanto pensi.
Chi sa distinguere un’urgenza reale da un’urgenza comunicata smette di assorbirle tutte. Chi sa formulare una richiesta completa smette di scaricare ambiguità sul proprio team. Chi sa nominare un confine — senza durezza e senza sparire — scopre che spesso l’interlocutore stava solo aspettando che qualcuno lo facesse. La chiarezza è contagiosa. E in un gruppo di lavoro, una persona che comunica in modo leggibile alza lo standard per tutti.
Il workshop lavora esattamente su quel margine.
E l’AI? Rende tutto questo più urgente, non meno
Gli studi sperimentali mostrano che l’AI generativa aumenta velocità e qualità in molti compiti di scrittura professionale (Noy & Zhang, 2023). Ottimo. Ma c’è un rischio che quegli stessi studi documentano: l’overreliance — accettare il suggerimento del sistema anche quando non rappresenta davvero la tua posizione, perché fermarsi a verificarlo costa fatica (Buçinca et al., 2021).
L’AI può trovare le parole. Non può decidere quale posizione sei disposto ad abitare.
Quando deleghi la formulazione senza presidiare l’intenzione, non stai risparmiando tempo: stai lasciando che sia lo strumento a decidere quanta parte di te rendere visibile. Nel workshop impari a usare l’AI come amplificatore della tua voce — non come sostituto del tuo criterio.
Cosa ti porti a casa, concretamente
Non «acquisirai criteri». Dopo le due ore:
- Riconoscerai il tuo automatismo dominante — ambiguità, evitamento, iper-adattamento, impulsività, delega eccessiva all’AI — perché lo avrai visto all’opera nei tuoi messaggi reali, non in un caso di scuola;
- saprai smontare un «mi serve entro oggi» — in arrivo o in uscita — trasformandolo in una richiesta con oggetto, priorità e margine di negoziazione espliciti;
- avrai riscritto almeno una comunicazione vera che stai rimandando da giorni: quel no a un cliente, quel chiarimento con un collega, quel confine con il capo;
- avrai un criterio per verificare gli output dell’AI prima di inviarli: rappresentano la tua posizione o la stanno annacquando?
- uscirai con un cambiamento concreto da sperimentare da giovedì mattina — uno solo, scelto da te, misurabile.
Un esempio del tipo di lavoro che faremo. Prima: «Ciao! Scusa se ti disturbo, quando riesci, senza fretta, mi servirebbe il documento, grazie mille!! ????» — quattro attenuazioni, zero informazioni, e chi riceve deve indovinare tutto. Dopo: «Mi serve il documento X per la riunione di giovedì alle 10. Se riesci a mandarmelo entro mercoledì sera è perfetto; se non ce la fai, dimmelo entro domani così mi organizzo diversamente.» Stessa gentilezza. Tutt’altra leggibilità. (Esempio costruito a scopo illustrativo.)
A chi è rivolto — e a chi no
È per te se lavori in contesti digitali, ibridi o AI-enabled e ti riconosci in almeno una di queste situazioni: riscrivi i messaggi difficili più volte prima di inviarli; rispondi fuori orario «per non lasciare le cose in sospeso»; guidi un team e sospetti di essere tu, a volte, la fonte delle richieste ambigue; usi l’AI per scrivere e non sei sempre sicuro che il risultato dica quello che intendevi.
Non è per te se cerchi formule pronte, template di email assertive o trucchi per «vincere» le conversazioni. Qui si lavora sul discernimento, non sulle ricette. E si lavora in dodici, con i propri casi reali sul tavolo: chi preferisce ascoltare una lezione frontale troverà questo formato scomodo.
Chi conduce
Sefora Rosa, psicologa, psicoterapeuta, coach e Agility Specialist, e Lucia Giammarinaro, psicologa del lavoro e Life Design Specialist. Il workshop nasce dal modello di Impatto Puro Lab sull’assertività digitale, costruito su cinque leve — chiarezza, confine, intenzione, responsabilità, verifica dell’impatto — e su un impianto di ricerca che puoi approfondire nell’articolo dedicato al costrutto.
Questa versione di due ore per Rome Future Week non è un assaggio compresso del workshop completo di sei ore: è un’esperienza autonoma, progettata per farti sperimentare le coordinate fondamentali del metodo su un tuo caso reale.
Dodici sedie. Non per esclusività: per metodo
Il limite di dodici partecipanti non è marketing. Con più persone, il lavoro sui casi individuali diventa impossibile — e quello è esattamente il valore delle due ore. Quando i posti finiscono, finiscono.
Prenota il tuo posto: seforarosa@gmail.com
Mercoledì 23 settembre, 18.00–20.00, Spazio Kira (Via Jenner 163, Roma). 30 euro, aperitivo di networking incluso. Porta il laptop e — se ti va — quel messaggio che stai rimandando da giorni. Lo useremo.
L’AI può aiutarti a trovare le parole. Decidere quali parole rappresentano davvero la tua posizione resta un lavoro umano. Il 23 settembre lo facciamo insieme.
Riferimenti bibliografici
Ames, D. R., & Flynn, F. J. (2007). What breaks a leader: The curvilinear relation between assertiveness and leadership. Journal of Personality and Social Psychology, 92(2), 307–324. https://doi.org/10.1037/0022-3514.92.2.307
Barber, L. K., & Santuzzi, A. M. (2015). Please respond ASAP: Workplace telepressure and employee recovery. Journal of Occupational Health Psychology, 20(2), 172–189. https://doi.org/10.1037/a0038278
Buçinca, Z., Malaya, M. B., & Gajos, K. Z. (2021). To trust or to think: Cognitive forcing functions can reduce overreliance on AI in AI-assisted decision-making. Proceedings of the ACM on Human-Computer Interaction, 5(CSCW1), 1–21. https://doi.org/10.1145/3449287
Edmondson, A. C. (1999). Psychological safety and learning behavior in work teams. Administrative Science Quarterly, 44(2), 350–383. https://doi.org/10.2307/2666999
Hancock, J. T., Naaman, M., & Levy, K. (2020). AI-mediated communication: Definition, research agenda, and ethical considerations. Journal of Computer-Mediated Communication, 25(1), 89–100. https://doi.org/10.1093/jcmc/zmz022
Mazmanian, M., Orlikowski, W. J., & Yates, J. (2013). The autonomy paradox: The implications of mobile email devices for knowledge professionals. Organization Science, 24(5), 1337–1357. https://doi.org/10.1287/orsc.1120.0806
Morrison, E. W. (2023). Employee voice and silence: Taking stock a decade later. Annual Review of Organizational Psychology and Organizational Behavior, 10, 79–107. https://doi.org/10.1146/annurev-orgpsych-120920-054654
Noy, S., & Zhang, W. (2023). Experimental evidence on the productivity effects of generative artificial intelligence. Science, 381(6654), 187–192. https://doi.org/10.1126/science.adh2586

